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Il Gioco al MASSACRO degli esercenti!


Tempo di crisi…tempo in cui tutte le realtà aziendali stringono i denti per ridurre le perdite ed alcune anche per scongiurare la chiusura.

Proprio in periodo di crisi gli esercenti dovrebbero agire con oculatezza nel fare scelte commerciali e strategiche mirate quanto meno a mantenere i fatturati standard ma anche ad aprire nuove occasioni che possano, se non subito, ampliare ed amplificare gli incassi finito il periodo buio.

Ma la realtà è diffusamente un’altra: la maggioranza degli esercenti (che spesso denotano di non essere imprenditori per vocazione!) non investe neanche le minime cifre ed energie in azioni migliorative, non attua politiche di fidelizzazione e comunicazione…ma cosa ancor più grave si lascia trascinare al Gioco del MASSACRO…ovvero ritiene che l’unica strada per “mantenere” mercato e fatturato (minimo) sia quella di abbattere i prezzi (spesso facendo promo su promo, sconti su sconti, ecc.)…e magari solo perché “gli altri lo fanno” o perché vedono fare questo alle grosse catene in franchising presso i grossi centri commerciali.

Tralasciamo le motivazioni delle catene in franchising nei centri commerciali…queste esulano da molte delle motivazioni “generiche” essendo inserite in contesti particolari ed essendo gestite in modo totalmente diverso da quanto potrebbero fare le semplici imprese piccole o medie che siano!

 

Gli esercenti “locali” dovrebbero ragionare in modo molto diverso e valutare ancor prima di “seguire” gli altri se quella strategia ha senso!

  • Ovvero: fare sconti su sconti….combattere il competitor con le sua stesse armi…a cosa potrebbe portare? Si avrà realmente un aumento di fatturato? E quanti “pezzi” bisognerebbe vendere affinché il fatturato sia mantenuto considerando il ribasso applicato?

E togliendo questo un’altra domanda dovrebbe essere: e questa operazione a quali conseguenze future mi porterà finita la crisi o se la crisi dovesse continuare?

…potrei continuare ancora a lungo!

Tante le domande che bisognerebbe porsi prima di “seguire” gli altri.

La storia insegna che esistono moltissimi casi che dimostrano come alcune aziende sono riuscite proprio nei periodi di crisi a crescere ed esplodere (in senso positivo) proprio per non aver seguito i competitor. Come?

Semplice…non modificando e non svendendo i loro prodotti ma facendo Comunicazione e Fidelizzazione.

  • Comunicando ai loro clienti ed ai potenziali tali che i loro prodotti hanno un vantaggio, un plus…fornendo spiegazioni dettagliate, pubblicizzando in modo corretto, investendo tempo e capitali in marketing e strumenti di comunicazione efficaci.
  • Fidelizzando la propria clientela con azioni specifiche, migliorando i propri spazi espositivi, facendo sentire i clienti “Parte Attiva” di una realtà.

 

In una parola

DIFFERENZIANDOSI!!!

 

L’unico segreto è questo: ogni realtà aziendale è unica ed insostituibile; possiede sempre una caratteristica che la differenzierà dalle altre ma sta all’esercente farla conoscere e darle il valore aggiunto.

E se non si ha l’obiettività o le competenze per farlo bisogna investire in consulenze e strumenti per fare emergere queste differenze…il fai-da-te porta al Gioco al MASSACRO…i professionisti ti aiutano ad emergere.

 

Tu sei “omologato” e segui a testa bassa

o vuoi fare la DIFFERENZA?

 

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Il marketing delle micro-startup! Puntare allo Zenit o sfondare il Nadir….


 

Uno degli aspetti organizzativi-gestionali delle start-up, in via di definizione o già partite, che spesso viene sminuito o addirittura accantonato è la gestione delle attività di Marketing.

  • (In realtà questo atteggiamento è diffusissimo indipendentemente se start-up o meno)

Spesso queste aziende, soprattutto se “micro” , tendono ad intendere il marketing come un qualcosa riservato solo alle grandi realtà immaginando che sia un lusso che non possono permettersi. Partono dall’idea che, avendo un badget ridotto, non possono permettersi di affrontare spese “extra”…ci penseranno poi…quando l’azienda sarà avviata…ecc.ecc.

E allora sfruttano il loro badget per “la pubblicità” in : volantini (spesso creati e stampati da loro stessi), si disegnano i loro loghi e creano il loro packaging aziendale, si inseriscono sulle Pagine Gialle, fanno sms marketing con i loro cellulari , gestiscono le loro campagne sui Social Network dai loro profili personali o quando creano apposite pagine aziendali si limitano a”spammare” promo e proposte, ogni tanto (se i loro fondi lo consentono, o peggio, in alternativa a tutto il resto) mandano spot su radio e tv locali….bene! (si fa per dire…)

Ecco che poi “provano” a tirar le somme : abbiamo speso X  ed abbiamo guadagnato….? Nulla o troppo poco….Conclusione : la “pubblicità” non funziona!!!

 

 

Cominciamo dal fare una prima distinzione : il Marketing NON è pubblicità…la pubblicità è solo la conseguenza logica dell’applicazione di una corretta strategia di Marketing (quindi non la conclusione perché è necessaria un’attenta analisi dei risultati anche dopo aver pubblicizzato).

E’ vero che molte aziende, soprattutto le micro-startup, hanno dei badget limitati; proprio per questo però dovrebbero avere l’umiltà e l’intelligenza di non “bruciare” quel capitale ma indirizzarlo e massimizzarlo affidandosi ad agenzie o a singoli professionisti del Marketing…anche solo per effettuare una consulenza generica.

 

 

Così si renderebbero conto che magari il loro packaging “economico” non è stato studiato e realizzato in modo tale da essere gradito e funzionale, che il volantinaggio dà risultati molto scadenti soprattutto se mal realizzato e non inserito in un contesto strategico preciso, che radio e tv significano sparare nel mucchio spendendo cifre “molto alte” raffrontate a ROI e Redemption, che l’sms marketing funziona in modo superlativo se fatto con i giusti criteri ed affidandosi ad agenzie specializzate, che i Social Network sono strumenti incredibilmente produttivi, anche se “lenti” nei primi risultati, a condizione che vengano usati correttamente e con opportune strategie, ecc.ecc.

Ed alla fine si renderebbero conto di non aver speso tutto il loro badget o di averlo speso ottimizzando i risultati, ottenendo guadagni in termini economici e d’immagine, avendo anche gettato  fondamenta più solide per il proseguo futuro.

Quali i vostri commenti,le vostre opinioni, le vostre esperienze?

 

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Come Fare E-Commerce su Facebook


Fonte : ecommercesufacebook.com

Il commercio elettronico tramite facebook secondo stime attendibili dovrenne raggiungere i 30 miliardi di dollari nei prossimi 5 anni.

Il più noto social network al mondo infatti non è solo un luogo dove passare il tempo per “farsi i fatti degli altri”, ma è diventato anche un market place fenomenale per lo sviluppo della tua attività commerciale.

Ma vendere su facebook non significa solo creare una pagina e ricercare il “Mi Piace”:

Infatti come condiviso da Janice Diner , socio fondatore della Horizon Studios, società di consulenza social media week Meshwest conferencethis a Vancouver, BC, ci sono ben 7 modi per fare e-commerce su facebook che compongono l’” F-Commerce “

F-Commerce

fcommerce ecosphere Come fare e commerce su Facebook

 

Vendere all’interno di Facebook.com

 

F-stores

la prima transazione all’interno di Facebook è avvenuta nel 2009.

Da allora molte azienda hanno creato il proprio e-commerce , o semplicemente inserito le schede dei propri prodotti su Facebook, sia per indirizzare il navigatore sul proprio sito per concludere la transazione oppure (cosa consigliata) concludere l’acquisto direttamente all’interno di facebook.

1800flowers facebook Come fare e commerce su Facebook


 

Come si crea un e-commerce su Facebook?

Per creare un e-commerce su Facebook per prima cosa devi creare una pagina FAN.

Dopodichè puoi installare una delle tante applicazioni ,che installate sulla tua pagina, ti permettono di vendere attraverso Facebook. Ecco alcune delle applicazioni più usate:

  • eBay Auctions, per inserire all’interno della tua bacheca gli annunci che hai pubblicato su eBay
  • Flame Tunes, per vendere la tua musica su Facebook (in realtà non so quanto sia usata quest’applicazione Facebook)
  • Marketplace, una vetrina per i tuoi prodotti

Se invece vuoi creare un vero negozio all’interno della tua pagina fan, ti consiglio queste applicazioni:

 

Facebook ADS

all”interno di Facebook è possibile effettuare vere e proprie campagne pubblicitarie della tua attività attraverso Facebook Ads e gli annunci  sponsorizzati

I messaggi appaiono nella barra laterale e nella pagina delle notizie

 

Facebook Credits

è una moneta virtuale convertibile in beni digitali (come giochi, film e applicazioni a pagamento) e “beni virtuali” all’interno di giochi (vite extra, incremento delle abilità, ecc.)

Facebook Credits può essere utilizzato anche per micropagamenti all’interno di applicazioni mobile.

 

virtual goods facebook Come fare e commerce su Facebook

 

Per comprendere l’entità della cosa basta considerare che la società Zynga vende 38.000 beni virtuali ogni secondo. Nel 2010, le entrate  dalla vendita di beni virtuali di Zynga hanno superato i 575 milioni di dollari.

In proiezioni l’intera industria di Beni Virtuali prevede vendite complessive solo quest’anno di 1,2 miliardi di dollari.

I crediti Facebook possono essere acquistati on line o addirittura alla cassa di alcuni supermercati americani ( attraverso delle gift card) o essere guadagnati attraverso programmi di fidelizzazione.

Attraverso la app per cellulare Shopkick, i clienti possono guadagnare Facebook Credits anche semplicemente memorizzando la loro posizione (come si fa su Foursquare)

I crediti Facebook possono anche essere utilizzati per prendere film a noleggio.

facebook credits for movie Come fare e commerce su Facebook

 

Open Graph di Facebook

“Il protocollo Open Graph consente a qualsiasi pagina web di diventare un oggetto di un grafo sociale. Il proprietario di un sito web può aggiungere alcune righe di codice per collegare il proprio sito su Facebook, e così ciò che fa un utente sul tuo sito al di fuori di Facebook fornisce i suoi dati comportamentali a Facebook.” Il tutto è operato principalmete tramite il tasto “Mi piace” presente nelle varie pagine dei siti web. In quanto ogni utente che preme quel tasto nel sito web, aggiorna automaticamente il suo profilo di Facebook. Oltre al tasto “Mi Piace” esistono altri plugin che aiutano Facebook a creare il suo Open Graph.” ( fonte wikipedia)

Come utilizzare questa tecnologia per fare e-commerce su facebook?

 

Piattaforme Facebook per mobile

Apps che consentono aggiornamenti di stato ”push” che spingono attraverso le  notifiche, richieste,  post sul Diario o sulla pagina delle notizie ad effettuare acquisti su facebook.

 

mobile facebook Come fare e commerce su Facebook

 

Facebook Open Graph Beta

Facebook Open Graph 2.0 permetterà di andare oltre ai semplice tasti ” Mi piace “, “Condividi” e “Consigli”per  incorporare una serie di “azioni come ” I like” . ” io voglio”, ” Ho comprato”. (queste nuove opzioni saranno presto on line) 

social grammar Come fare e commerce su Facebook

 

Pensate azioni come “ad Angelo piace questo elemento”  potranno diventare ” Angelo ama Iphone 4s”.
Naturalmente non dimentichiamoci altri stumenti Facebook Graph comeil Facebook Connect e tutte le applicazioni e-commerce mostrate in dettagli in questo post.

 

Inoltre lo sapevate che Facebook memorizza attraverso le app mobile i dati relativi alla posizione geografica dove vi trovate nel momento in cui usate le app per modificare le informazioni che state visualizzando ?
In tal modo è possibile che visitando una pagina di uno store di Facebook (funzione già utilizzata da Wal-Mart) ti vengano mostrate offerte, prodotti, informazioni e eventi speciali relativi alla zona dalla quale state visualizzando la pagina.

 

Un altro dato allucinante è ad esempio la funzionalità attraverso la quale con  Ticketmaster, è possibile individuare dove i tuoi amici sono seduti in un teatro.

 

ticketmaster facebook Come fare e commerce su Facebook

 

articolo tratto da: angelotescione.com
 
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Pubblicato da su 23 maggio 2012 in Direct Marketing, News, Social Network, Startup

 

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Il servizio “Milk, please” per la consegna social della spesa vince lo Startup Weekend di Trento


Milkplease

Ruota attorno al tema della consegna della spesa in crowdsourcing il concept vincitore dello Startup Weekend di Trento, il cui obiettivo era quello di sviluppare da zero un’applicazione web o mobile su cui fondare un business credibile. Nicolò Paternoster, il team leader del gruppo di progettazione, descrive così il funzionamento del servizio:

Milk, please! è un SaaS (Software as a Service) accessibile da una interfaccia web, da un applicazione mobile, e da speciali postazioni nei supermercati. Se qualcuno si trova ad aver bisogno di fare piccole spese e non ha tempo o modo di recarsi in un negozio, può inserire il proprio ordine tramite il nostro sito web o l’applicazione per smartphone, e inviare la propria lista della spesa ad altri utenti. Se uno di questi si trova in quel momento in un supermercato o negli immediati paraggi, può decidere di accettare l’ordine e di effettuare la consegna. In questo modo si evitano gli sprechi di tempo ed energie, ne traggono vantaggio le persone e ne beneficia l’ambiente perché si eliminano gli spostamenti non necessari con l’ auto o altri mezzi inquinanti”.

Milkplease_story

Il servizio prevede il pagamento on line della spesa con inclusa una ricompensa per chi effettua la consegna (in modo, giustamente, da offrire una motivazione a partecipare, sullo stile di AgentAnything o NeighborFavor), anche se le modalità non sono ancora chiare.

Si tratta evidentemente di un concept da sviluppare in relazione a quelli che potranno essere gli utenti effettivi e le modalità di pagamento e consegna, ma di sicuro l’intenzione di andare in fretta c’è, visto che il sito di Milk, Please è già online con un modulo per dare la propria disponibilità a partecipare (sia come utente che come negozio) e per indagare le principali motivazioni degli interessati.

Questo il sito: milkplease.it

Fonti: milkplease.it,  wired.it

Autore: Lidia Tralli, donnadiservizio.com

 
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Pubblicato da su 11 maggio 2012 in Marketing, News, Startup

 

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PROBLEM-SOLVING


Come trovare nuove vie per la risoluzioni di problemi

Fonte : AFajolo

 

Tutti noi ci troviamo a dover risolvere problemi quotidianamente, a volte si tratta di semplici questioni a cui una lista dei pro e contro riesce a dare chiarezza, altre volte invece ci troviamo davanti a problemi complessi che hanno numerose variabili e ripercussioni su più livelli che rendono difficile prendere una scelta, o anche solo visualizzare le possibili opzioni.

In questi casi ci viene in aiuto Morgan D Jones con il suo libro ‘The Thinker’s Toolkit: 14 Powerful Techniques for Problem Solving’. Nel suo libro infatti  Morgan ha messo per iscritto diverse tecniche più o meno efficaci, che però danno dei buoni spunti per creare una propria strategia. Ecco quindi alcuni consigli:

1. riformula il problema

Il vecchio strumento della parafrasi che tutti gli studenti odiavano a scuola diventa il primo consiglio del problem-solver (se lo sapesse la mia prof. d’italiano), cambiare le parole infatti permette di uscire dallo schema mentale iniziale e vedere risvolti nuovi nella questione che potrebbero aiutare a concepire soluzioni alternative. Es. come posso ridurre l’utilizzo quotidiano di bottiglie di plastica? / come posso limitare lo scarto quotidiano delle bottiglie di plastica? /…

2. 180°

gira il problema di 180° es.come posso ridurre l’utilizzo quotidiano di bottiglie di plastica? / ccome posso aumentare l’utilizzo quotidiano di bottiglie di plastica? questo permette di escludere se non altro che cosa non fare, e da lì partire per trovare una soluzione.

3. allarga il focus

Si tratta di riformulare il problema pensando ad un contesto più ampio. es. come posso ridurre l’utilizzo quotidiano di bottiglie di plastica? / Come posso incentivare il riuso della plastica?

4. cambia il focus

sposta consapevomente l’attenzione dalla criticità ad un elemento complementare o correlato. es. come posso ridurre l’utilizzo quotidiano di bottiglie di plastica? / Come posso incentivare l’utilizzo dell’acqua da rubinetto?

5. chiediti perché

chiediti il perché del problema, da cosa è nato, poi riformula considerando questa nuova prospettiva e chiediti di nuovo perché e poi di nuovo e di nuovo finchè non arrivi alla vera essenza del problema. Spesso non riusciamo a risolvere un problema perché agiamo sulle conseguenze di una questione più ampia. Es. la gente getta molte bottiglie d’acqua – le bottgliette di plastica si trovano ovunque – mi fido solo del rubinetto di casa mia – non ci sono abbastanza fontanelle igienicamente affidabili – …

6. sostituisci

sostituisci un termine chiave nel problema con la sua definizione, questo permette di capire che cosa vogliamo ottenere invece che soffermarci allo strumento che abbiamo al momento per ottenerlo. Es. es. come posso ridurre l’utilizzo quotidiano di bottiglie di plastica? / come posso ridurre l’utilizzo tutti i giorni di bevande contenute in recipienti in materiale derivato dal petrolio e inquinante?

7. cambia la temporalità

sostituisci “ogni” con “dei”, “sempre” con “qualchevolta”, “qualchevolta” con “mai”, e vice versa. Es. es. come posso ridurre l’utilizzo quotidiano di bottiglie di plastica? / es. come posso ridurre l’utilizzo saltuario di bottiglie di plastica?

8.  sposta gli accenti

a volte ci concentriamo sull’aspetto sbagliato della questione, spostando l’accento analizziamo tutte le variabili del problema. Es. come posso ridurre l’utilizzo quotidiano di bottiglie di plastica? / come posso ridurre l’utilizzo quotidiano di bottiglie di plastica? /come posso ridurre l’utilizzo quotidiano di bottiglie di plastica? / come posso ridurre l’utilizzo quotidiano di bottiglie di plastica?

9. visualizza

usa formule matematiche o immagini per esplicitare i concetti chiave del problema, es. aumentare il margine / aumentare Margine=Ricavi-Costi

fonte: http://designtaxi.com/article/101845/11-Ways-To-Get-Better-Solutions/

 
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Pubblicato da su 5 maggio 2012 in Marketing, News, Startup

 

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6 consigli per attirare lettori verso il tuo blog


6 consigli per attirare lettori verso il tuo blog.

L’articolo che segue è un guest post di Giuseppe Barbera autore e su Giubadesign. In questo post, Giuseppe ci illustrerà 6 consigli per attirare lettori e verso il proprio . Buona lettura!

I post nei blog,sono uno dei motivi con il quale potete aumentare il verso il vostro sito, ma spesso scrivere un buon post non basta, e bisogna seguire qualche piccolo accorgimento : capire per chi state scrivendo, e applicare alcune tecniche di e .

In quest’ articolo voglio darvi qualche piccolo consiglio, per poter aumentare il traffico al vostro sito, grazie ai vostri post.

Sappiamo molto bene, che ogni giorno ci sono milioni di ricerche sui motori di ricerca, bisogna analizzare molto bene qual’è la vostra nicchia, e cercare di dominarla, perchè arrivare nella prima pagina di ricerca sicuramente vi farà guadagnare un bel traffico.

Basta alle ciance, ora qualcosa di concreto che sicuramente vi tornerà utile!

Utilizzo di Google Webmaster Tools

Utilizzando gli strumenti per i webmaster di google, potremo inviare la sitemap del nostro blog per i crawler dei motori di ricerca, e questo vi aiuterà ad indicizzare il vostro blog in maniera più rapida e completa.
Questi strumenti ci permettono di avere informazioni alquanto dettagliate sulle prestazioni del sito, possiamo analizzare con attenzione le visite, come veniamo trovati, etc etc…. in questo modo potremo adottare delle misure per aumentare la visibilità.

Bisogna scegliere per chi stiamo scrivendo e utilizzare dei titoli avvincenti

Potremo scrivere articoli mirati per un pubblico da noi scelto, e bisogna incuriosire il lettore con dei titoli avvincenti,originale, a volte anche controversi.

 Backlinks, Aumentare tramite messaggi Blog Guest

Scrivere post per altri blog, è uno dei modi migliore per ottenere backlinks di qualità per il proprio sito, soprattutto da quando è stato lanciato Panda da parte di google.
Con il Guest blogging non solo guadagniamo visibilità, ma tramite i backlinks ne guadagniamo anche in immagine per i motori di ricerca

 Immagini, immagini , immagini

Utilizzare immagini,non solo perchè piacciono ai lettori e rendono i post piu gradevoli, ma sono una manna anche per i motori di ricerca.
Ah mi raccomando bisogna sfruttare (il tag alt=””) sulle immagini utilizzandole come link, al posto di quelli testuali.

 Velocità

Bisogna che le vostre pagine, siano leggere e si carichino velocemente, quindi le immagini bisogna ridimensionarle per mantenerle leggere nel caricamento

 Last But Not Least : Essere se stessi

Nel mondo del web ci sono milioni di blog, milioni di post ogni giorno, e l’unico modo per distinguersi dagli altri è essere se stessi.
Usando la propria voce, sarete sicuri di essere originali, utilizzate il vostro linguaggio comune in questo modo crearete un atmosfera più colloquilale con i vostri lettori!

Facciamo un piccolo riassunto :

Utilizzo Google Webmaster tool
Definire per chi stiamo scrivendo
Backlinks tramite Guest blog
Utilizzare le Immagini
Velocità
Essere se stessi

Spero che questi consigli vi possano tornare utili, se avete qualche appunto o qualche domanda non esitate a scriverlo nei commenti!

Cheers Giubadesign

Fonte :  MichelePapaleo.it

 
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Pubblicato da su 2 maggio 2012 in Direct Marketing, Marketing, News, Social Network, Startup

 

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Startup: certo che c’entra il marketing. Ma è nuovo anche quello – Luca De Biase


Startup: certo che c’entra il marketing. Ma è nuovo anche quello – Luca De Biase.

La progettazione di una startup è anche la definizione del contributo che offre all’ecosistema dell’innovazione e nel quale la nuova azienda cerca di emergere. In pratica, una startup deve conquistarsi uno spazio a più dimensioni: uno spazio nel mercato che intende servire, uno spazio nel sistema finanziario, uno spazio nell’attenzione che le persone possono dedicare al suo argomento. Come dire: si dovrebbe pensare al prodotto o al servizio che si propone, ma anche al modo di raccontarlo.

Hayut Yogev è ceo di Gaia, un’azienda di marketing che si occupa essenzialmente delle startup israeliane. La sua idea è che una startup non deve solo inventare il suo prodotto ma anche la categoria alla quale appartiene nel grande campionato della competizione globale. “Devi dire in una parola che cosa hai di unico. E quella parola la devi spiegare in due frasi”. Questo non elimina la necessità di fare tutto quello che serve al marketing dell’azienda, ma spinge a pensare. L’attenzione delle persone dipende dalla loro agenda, dal mondo in cui interpretano le cose, dalla lista di priorità che riconoscono. E dal posto che attribuiscono a una startup nella loro lista di priorità.

Una strategia di marketing non è necessariamente un concetto caro agli innovatori che pensano di avere un’idea vincente o una tecnologia superiore. Eppure, con molta umiltà il tema va preso in considerazione. Anche se il marketing di oggi non è più quello di una volta. Non basta studiare un mercato, definire un target, decidere un prezzo e cose simili. Occorre una storia che cattura l’attenzione. Con lealtà nei confronti di chi l’ascolta. Perché alla fine l’innovazione non è la produzione di una cosa nuova, ma casomai la sua adozione. E chi adotta merita innanzitutto rispetto.

Fonte : Blog DeBiase.com

 
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Pubblicato da su 30 aprile 2012 in Marketing, News, Startup

 

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