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20 tool per valutare i social media


Tutti gli strumenti gratuiti in rete da non perdere per analizzare e valutare i social media

 

Una delle innovazioni introdotte dai social media è la grande misurabilità delle azioni online: riprendendo un bel post di Ragan’s PR Daily, ecco allora una lista interessante di tool che forniscono, a costo zero (almeno nelle versioni basic), dati significativi da utilizzare e analizzare in report. Non è sicuramente una lista completa di tutti gli strumenti disponibili in rete,  ma l’uso contemporaneo di alcuni di questi è sufficiente per fornire dati significativi. Buona lettura, e fatene buon uso! :-)

1. Alexa.com

Fornisce importanti dati statistici sui siti web come il ranking globale e quello su singolo paese, il numero di siti che linkano al sito che si sta valutando e i dati di ascolto (come quelli demografici).

2. Amplicate

Con una rapida ricerca, Amplicate fornisce un resoconto delle opinioni in rete, su un determinato brand, suddivise in “odio” e “amore“. Se si vuole fare una ricerca più approfondita su un marchio, per 19$ si può avere un valore più preciso basato sulla serie storica di un anno. Per 199$ si può anche scaricare varie analisi industriali.
Amplicate ha anche un blog che riporta informazioni utili: ad esempio, stando a quanto riporta lo stesso blog, nel 2011 metà degli utenti in rete esprimevano giudizi negativi su Foursquare.

3. Board Reader

Board Reader ricerca nei forum (compresi siti come Quora) tutte le menzioni fatte ai brand e traccia un grafico basato sullo storico delle citazioni.

4. Blogscope

Nata da un progetto di ricerca dell’Università di Toronto, Blogscope controlla più di 60 milioni di blog e circa 1300 milioni di post, fornendo importanti analisi e dati sulla Blogosfera. Anche se alcune volte possono sorgere problemi di connessione al sito e la grafica non è delle migliori, Blogscope fornisce gratuitamente dati molto significativi.

5. Facebook Insights

Dovrebbe essere uno strumento ben noto per tutti coloro che lavorano nei social media. Facebook Insight è disponibile gratuitamente a tutti gli amministratori di una pagina su Facebook e fornisce un quadro completo dell’interazione dei fan. Con i dati che questo tool fornisce, sarà più facile identificare il tipo di contenuto che i fan di una pagina preferiscono ed è anche possibile identificare con facilità qua ‘è il momento in cui una pagina è più seguita, quindi per postare un contenuto. Inoltre fornisce un quadro demografico abbastanza preciso dei fan.

6. Follower Wonk

Follower Wonk da un senso ai feed su Twitter di un utente. Permette di analizzare un profilo in termini di follower e del grado di influenza.

Si inizia con 150 crediti, ogni ricerca costa tra i 30 ai 40 crediti; al termine del credito, il servizio diventa a pagamento.

7. Feed Compare

Se nel proprio blog si ha un feed RSS con Feedburner, di proprietà di Google, allora si può utilizzare Feed Compare per vedere il numero di sottoscrizioni che il blog ha ricevuto. Gli utenti che si registrano ad un feed RSS sono i visitatori più fedeli di un blog: ciò fa quindi del numero di sottoscrizioni al blog un dato più importante rispetto al mero numero di visitatori o di accessi al sito.

8. Google Insights

Spesso molti lo trascurano. Google Insight non è utile solo per osservare i trend di un marchio, ma permette anche di compiere analisi di settore in aree specifiche e di studiarne il comportamento. Ad esempio, si può compiere un’interrogazione sul mercato nel Regno Unito del latte rispetto a quello del burro e del formaggi.

9. How Sociable

Come per molti di questi servizi, How Sociable offre un abbonamento a partire da 19$ al mese, ma la ricerca gratuita da la possibilità di misurare l’impatto di un brand nei social media sottoforma di punteggio “di magnitudo” da 0 a 10.
Queste metriche si rivelano molto utili quando se ne tiene traccia nel corso del tempo o anche se si sta facendo una ricerca comparativa tra diversi brand.

10. Ice Rocket trends

Oltre ad avere un blog e un proprio motore di ricerca, Ice Rocket dispone di un “trend tool”: consente di confrontare una serie di termini di ricerca e di ottenere un grafico come risultato.

Scopri come ottenere più clienti. Rispettando una semplice regola.

11. Klout / Peerindex / Kred

Questi sono i tre principali strumenti di “Sentiment Analysis”. Klout sta cercando di affermarsi come standard di riferimento, mentre Kred è nuovo nel settore, ma è anche quello più promettente.

Servizi come Klout presentano alcuni difetti, ma Klout e Peerindex sono utili per la capacità di creare elenchi che possono essere resi pubblici o privati. Essenzialmente è possibile impostare una classifica delle marche in un determinato settore industriale e monitorare i loro punteggi nel tempo.

12. Mention Map

Mention Map è un ottimo strumento visivo che permette di vedere graficamente a quali persone un utente twitter si connette di più. E’ possibile utilizzare questo strumento per vedere le conversazioni su twitter come una vera e propria rete di contatti e navigare tra un contatto e l’altro cliccandoci sopra.


13. Social Mention

Un ottimo motore di ricerca sociale: permette analisi di base, tra cui la “sentiment anlalysis” e delle keywords più usate.

14. Statbrain

Spesso si vuole stimare il traffico di un sito in cui si è stati menzionati. Statbrain vi darà una approssimazione del numero di visitatori settimanali per qualsiasi sito.

15. Statigram

Statigram consente di visualizzare le immagini Instagram via browser e impostare un URL personalizzato che indirizzi le persone direttamente alle immagini.

È possibile gestire i follower e raccogliere dati utili, comprese le informazioni sul grado di engagement dei post, sugli stessi follower e sul momento migliore in cui postare.

16. Timely / Crowd Booster

Vi siete mai chiesti qual è il momento migliore per tweettare? Timely vi da la risposta. Crowd Booster è un servizio più sofisticato in grado di dare risposte anche su Facebook e fornisce dati sugli opinion leader: 20$ al mese per 10 account.

17. Twitter Counter

Un altro servizio gratuito con funzionalità avanzate a pagamento, Twitter Counter registra il numero dei tuoi follower su Twitter nel corso del tempo. I prezzi partono da 15 dollari al mese per i dati relativi a retweet e menzioni.

18. Tweetreach

Come dice il nome, Tweetreach vi dirà il numero di persone che hanno visto il tuo tweet. Tweetreach stila anche una classifica degli utenti più influenti di Twitter in un determinato periodo di tempo. I primi 50 risultati sono gratuiti, per un report più approfondito vi costerà 20$.

19. Trendistic

Trendistic segue l’evoluzione di Twitter nel corso del tempo, realizza grafici sui trending topics.

20. Visual.ly

Visual.ly è una sorta di servizio fai da te di infografica. Nei laboratori Visual.ly vi è uno strumento per confrontare il proprio profilo Twitter con quello di qualcun altro, ma questo può essere facilmente utilizzato solo per i brand.
E’ importante ricordare che la tracciabilità e l’analisi dei dati sono più affidabili se fatte con continuità. Non è necessario utilizzare contemporaneamente tutti questi tool, è preferibile invece scegliere quelli che si reputano più utili e cercare di utilizzarli con assiduità.

 

Allora, quali di questi fanno al caso vostro e della vostra azienda? ;-)

Fonte : Ninjamarketing

 

 
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Pubblicato da su 16 aprile 2012 in News, Social Network

 

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Le 10 cause più frequenti di fallimento per una startup


La ricetta del successo non esiste, ma è possibile capire cosa è meglio evitare studiando gli errori passati

Ci siamo già occupati in passato di quanto sia importante imparare dai propri fallimenti. Ammettere i propri sbagli non è facile, ma fortunatamente c’è qualcuno che non ha paura di condividere i propri errori.

Partendo dalle testimonianze di un gruppo di 32 imprenditori con esperienze negative alle spalle, Chubby Brain ha stilato la nota classifica delle più frequenti cause di fallimento delle startup.


Ma proviamo sinteticamente a rivederla anche per chi non la conosce ancora.

10 – “Poor Product”(16%)

Spesso si parte dal prodotto, pensando di avere tra le mani qualcosa destinato a “spaccare”. Si lavora per giorni, mesi, anni… ma può capitare che al momento del suo lancio nel mercato il risultato finale sia ben diverso dalle aspettative. Il prodotto a cui abbiamo pensato é davvero adatto al bisogno che volevamo soddisfare?

9 – “Failure to Pivot” (19%)

Le scelte di pivoting devono essere ben pensate. Se si sbagliano i tempi o peggio ancora, si corregge un errore per farne altri peggiori, tutti i tentativi di non affondare non fanno altro che moltiplicare l’effetto del fallimento.

8 – “Lack passion” (19%)

Per iniziare ad ottenere i primi guadagni della nostra attività, potrebbe trascorrere molto tempo. Durante questo periodo l’unica spinta che ci fa andare avanti è sapere che si sta facendo qualcosa in cui crediamo fortemente. Se la passione scema, al contrario, non è facile mantenere alto il ritmo di lavoro e si rischia così di rovinare tutto.

7- “Product mis-timed” (20%)

Le scelte sul momento in cui lanciare un prodotto sono fondamentali: occorre sempre fare attenzione a ciò che mostriamo al pubblico. Un prototipo ancora troppo acerbo rischia di trasmettere un’immagine errata del nostro lavoro, scoraggiando i futuri clienti. Allo stesso modo, se aspettiamo troppo per avere un prodotto completo, rischiamo di “perdere l’attimo” in cui la nostra idea avrebbe davvero successo.

6- “Need Business model” (25%)

Esistono esempi fortunati, tra quelli più famosi, che inizialmente hanno ignorato il Biz Model. Si tratta di casi isolati, certo, perchè in generale è importante stabilire il modello teorico dal quale partire, soprattutto per il confronto con gli investitori, che in quel modo possono capire subito se hanno a che fare con un team organizzato e dalle idee chiare.

5- “Run out of cash” (25%)

E’ ovvio, senza soldi non si fa molto! Se non troviamo in alcun modo finanziamenti per iniziare o continuare la nostra attività, meglio farci delle domande, probabilmente la risposta giusta é proprio contenuta in questa classifica. Prima di dare la colpa del nostro fallimento alla mancanza di fondi, il consiglio è proprio chiedersi: perchè non ho soldi? e riflettere su come superare davvero l’ostacolo.

4- “Poor marketing” (28%)

Nonostante molti ritengano che un buon prodotto non ne abbia bisogno, saper “vendere” è tra le tecniche fondamentali per il successo dell’impresa. Eppure il 28% degli intervistati di questo studio ha ammesso di aver sottovalutato il ruolo della comunicazione.

3- “Not right the team” (30%)

Un’impresa è fatta di persone e se le persone tra di loro non stanno bene, è difficile andare avanti e ottenere buoni risultati.
Lavorare in una startup ci porta a stare a stretto contatto con altri individui per molto tempo, ed é fondamentale quindi che le caratteristiche personali e professionali siano compatibili, affinché il team sia organizzato perfettamente per il lavoro sincronico.

2 – “No market need” (30%)

Per poter influenzare il mercato è necessario un potere: quello di saper individuare chiaramente il bisogno che intendiamo risolvere. Una startup, a meno che non abbia tra le mani la scoperta del secolo, difficilmente possiede la lucidità di mettersi in discussione rivalutando la sua idea sulla base delle effettive domande di mercato. Sono queste ultime ad essere il nostro punto di riferimento.

1- And the winner is… “Ignore customers” (45%)

Gli intervistati pongono al primo posto, tra le cause di fallimento della propria impresa, la poca attenzione mostrata verso i gusti dei consmatori.

Ai primi posti della classifica vengono segnalate quindi la difficoltà di dare giusta importanza a chi dovrebbe scegliere il prodotto o il servizio che proponiamo.

Sviluppare un’idea grandiosa, capace di trasformare il mondo è forse il sogno erotico di ogni tecnico. Ma trovare l’algoritmo geniale capace di risolvere un problema che nessuno ha, non ci aiuta molto a raggiungere gli obiettivi.

Ma qualcosa sta cambiando

E’ interessante notare che compaiono molte motivazioni relative al marketing.
Non la pura e semplice promozione che troviamo al n. 4 della classifica, ma il marketing vero e proprio. Infatti, almeno 8 delle cause presenti nel grafico riguardano le 4P, Prezzo, prodotto, promozione e distribuzione.

Non compaiono altrettanto spesso motivazioni legate a problemi “tecnici” del prodotto. Forse gli svliluppatori non ammettono i propri errori? I “markettari” sbagliano ancora di più? O addirittura mancano figure complementari nei team?

Non conoscendo il background degli intervistati non è facile arrivare alla giusta interpretazione dei dati, ma appare abbastanza ovvio che nel mondo sul quale si affacciano oggi le startup, se non si ha tra le mani un progetto inimitabile, a volte bisogna ammettere che è proprio il marketing che potrebbe fare la differenza: ammettiamo che esiste un sesso nel mercato cui siamo spesso schiavi, fatto di brand, pubblicità convincenti, implicite pressioni psicologiche e mode che ci portano verso determinati servizi, rendendoci poco coscienti delle nostre scelte e forse a volte anche un po’ troppo “pecore”.

Quanti di questi modelli abbiamo però davvero la capacità di supportare un cambiamento e una sostenibilità piuttosto che cavalcare una speculazione economica, lo lasciamo decidere ai posteri. Noi una piccola provocazione ve la stiamo lanciando. Diteci la vostra!

Fonte : ninjamarketing.it

 
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Pubblicato da su 5 aprile 2012 in Marketing, News

 

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