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RTL102.5 e Golden Point: quando i social media sono un gioco


Si esatto, un gioco. E’ questo l’errore che molte aziende e ”professionisti” fanno: considerano i un gioco. Come Risiko: più fan/followers ho e più sono ”potente”. Ma non è così. I non sono un gioco, e se fossero un gioco bisogna saper giocare, non come ha fatto il community manager di 102.5.

 

RTL e la pubblicità di Golden Point: una cattiva gestione di un momento di crisi

Giorno 18 giugno 2012 sulla fan page di RTL viene pubblicato il seguente messaggio (sicuramente dietro compenso):

RTL 102.5 dedica questo post a tutti gli appassionati di shopping online!
Andate qui https://www.facebook.com/goldenpointonline/app_275070649256841 e cliccate su “Mi Piace”. Diventate fan di @Goldendpoint e, per i vostri acquisti online, le spese di spedizione saranno gratuite. Riceverete, inoltre, moltissime offerte dedicate solo ai fan di Facebook.

Dopo pochi minuti un utente commenta, chiedendo se era proprio l’azienda che qualche mese fa, spostando i propri stabilimenti in Serbia, ha licenziato circa 300 operai.

La risposta di RTL? Nessuna, se non l’eliminazione del commento dell’utente e il divieto di accesso alla pagina. Così si scatena il tam tam sulla rete: gli utenti che chiedono spiegazioni su Facebook tramite i commenti aumentano e, la risposta sembra non cambiare: vengono censurati e bannati dalla pagina.

Su Twitter vengono inviati diversi messaggi al profilo ufficiale di RTL ma nessuna risposta. L’errore è evidente agli occhi di tutti. In puro spirito anti-social, il community manager di RTL invece di favorire la discussione sulla sua pagina, ha deciso di censurare tutto.

Non si sa se sia per motivazioni commerciali e pubblicitarie o per altro, sta di fatto che, ancora oggi, dopo circa 24h dal primo post, RTL continua a censurare i vari commenti che trattano questo ”caldo argomento” della Golden Point.

Il tutto si è trasformato in una grave ”perdita” per l’immagine della Radio italiana: basta fare una veloce ricerca sul web con la keywords ”RTL” e vedere quanti risultati portano articoli e post sull’accaduto, un grave danno per la radio.

Ma quindi cosa bisognava fare?

Bisognava interagire con i propri utenti. Se RTL non voleva ”criticare” il suo cliente poteva benissimo uscirsene con una frase del tipo ”siamo al corrente di quanto è accaduto ai dipendenti di Golden Point, ma non vogliamo commentare a riguardo”.

Sicuramente avrebbero fatto una figura migliore di quella che stanno facendo ora. Su un articolo di Nonconvenzionale vi è una gallery con i vari screenshot sui commenti degli utenti.

Cosa ne pensi? Sarà colpa del solito stagista oppure no?

 

Link originale :  MichelePapaleo.it


 
1 Commento

Pubblicato da su 19 giugno 2012 in Marketing, News, Social Network, Startup

 

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Le 10 cause più frequenti di fallimento per una startup


La ricetta del successo non esiste, ma è possibile capire cosa è meglio evitare studiando gli errori passati

Ci siamo già occupati in passato di quanto sia importante imparare dai propri fallimenti. Ammettere i propri sbagli non è facile, ma fortunatamente c’è qualcuno che non ha paura di condividere i propri errori.

Partendo dalle testimonianze di un gruppo di 32 imprenditori con esperienze negative alle spalle, Chubby Brain ha stilato la nota classifica delle più frequenti cause di fallimento delle startup.


Ma proviamo sinteticamente a rivederla anche per chi non la conosce ancora.

10 – “Poor Product”(16%)

Spesso si parte dal prodotto, pensando di avere tra le mani qualcosa destinato a “spaccare”. Si lavora per giorni, mesi, anni… ma può capitare che al momento del suo lancio nel mercato il risultato finale sia ben diverso dalle aspettative. Il prodotto a cui abbiamo pensato é davvero adatto al bisogno che volevamo soddisfare?

9 – “Failure to Pivot” (19%)

Le scelte di pivoting devono essere ben pensate. Se si sbagliano i tempi o peggio ancora, si corregge un errore per farne altri peggiori, tutti i tentativi di non affondare non fanno altro che moltiplicare l’effetto del fallimento.

8 – “Lack passion” (19%)

Per iniziare ad ottenere i primi guadagni della nostra attività, potrebbe trascorrere molto tempo. Durante questo periodo l’unica spinta che ci fa andare avanti è sapere che si sta facendo qualcosa in cui crediamo fortemente. Se la passione scema, al contrario, non è facile mantenere alto il ritmo di lavoro e si rischia così di rovinare tutto.

7- “Product mis-timed” (20%)

Le scelte sul momento in cui lanciare un prodotto sono fondamentali: occorre sempre fare attenzione a ciò che mostriamo al pubblico. Un prototipo ancora troppo acerbo rischia di trasmettere un’immagine errata del nostro lavoro, scoraggiando i futuri clienti. Allo stesso modo, se aspettiamo troppo per avere un prodotto completo, rischiamo di “perdere l’attimo” in cui la nostra idea avrebbe davvero successo.

6- “Need Business model” (25%)

Esistono esempi fortunati, tra quelli più famosi, che inizialmente hanno ignorato il Biz Model. Si tratta di casi isolati, certo, perchè in generale è importante stabilire il modello teorico dal quale partire, soprattutto per il confronto con gli investitori, che in quel modo possono capire subito se hanno a che fare con un team organizzato e dalle idee chiare.

5- “Run out of cash” (25%)

E’ ovvio, senza soldi non si fa molto! Se non troviamo in alcun modo finanziamenti per iniziare o continuare la nostra attività, meglio farci delle domande, probabilmente la risposta giusta é proprio contenuta in questa classifica. Prima di dare la colpa del nostro fallimento alla mancanza di fondi, il consiglio è proprio chiedersi: perchè non ho soldi? e riflettere su come superare davvero l’ostacolo.

4- “Poor marketing” (28%)

Nonostante molti ritengano che un buon prodotto non ne abbia bisogno, saper “vendere” è tra le tecniche fondamentali per il successo dell’impresa. Eppure il 28% degli intervistati di questo studio ha ammesso di aver sottovalutato il ruolo della comunicazione.

3- “Not right the team” (30%)

Un’impresa è fatta di persone e se le persone tra di loro non stanno bene, è difficile andare avanti e ottenere buoni risultati.
Lavorare in una startup ci porta a stare a stretto contatto con altri individui per molto tempo, ed é fondamentale quindi che le caratteristiche personali e professionali siano compatibili, affinché il team sia organizzato perfettamente per il lavoro sincronico.

2 – “No market need” (30%)

Per poter influenzare il mercato è necessario un potere: quello di saper individuare chiaramente il bisogno che intendiamo risolvere. Una startup, a meno che non abbia tra le mani la scoperta del secolo, difficilmente possiede la lucidità di mettersi in discussione rivalutando la sua idea sulla base delle effettive domande di mercato. Sono queste ultime ad essere il nostro punto di riferimento.

1- And the winner is… “Ignore customers” (45%)

Gli intervistati pongono al primo posto, tra le cause di fallimento della propria impresa, la poca attenzione mostrata verso i gusti dei consmatori.

Ai primi posti della classifica vengono segnalate quindi la difficoltà di dare giusta importanza a chi dovrebbe scegliere il prodotto o il servizio che proponiamo.

Sviluppare un’idea grandiosa, capace di trasformare il mondo è forse il sogno erotico di ogni tecnico. Ma trovare l’algoritmo geniale capace di risolvere un problema che nessuno ha, non ci aiuta molto a raggiungere gli obiettivi.

Ma qualcosa sta cambiando

E’ interessante notare che compaiono molte motivazioni relative al marketing.
Non la pura e semplice promozione che troviamo al n. 4 della classifica, ma il marketing vero e proprio. Infatti, almeno 8 delle cause presenti nel grafico riguardano le 4P, Prezzo, prodotto, promozione e distribuzione.

Non compaiono altrettanto spesso motivazioni legate a problemi “tecnici” del prodotto. Forse gli svliluppatori non ammettono i propri errori? I “markettari” sbagliano ancora di più? O addirittura mancano figure complementari nei team?

Non conoscendo il background degli intervistati non è facile arrivare alla giusta interpretazione dei dati, ma appare abbastanza ovvio che nel mondo sul quale si affacciano oggi le startup, se non si ha tra le mani un progetto inimitabile, a volte bisogna ammettere che è proprio il marketing che potrebbe fare la differenza: ammettiamo che esiste un sesso nel mercato cui siamo spesso schiavi, fatto di brand, pubblicità convincenti, implicite pressioni psicologiche e mode che ci portano verso determinati servizi, rendendoci poco coscienti delle nostre scelte e forse a volte anche un po’ troppo “pecore”.

Quanti di questi modelli abbiamo però davvero la capacità di supportare un cambiamento e una sostenibilità piuttosto che cavalcare una speculazione economica, lo lasciamo decidere ai posteri. Noi una piccola provocazione ve la stiamo lanciando. Diteci la vostra!

Fonte : ninjamarketing.it

 
2 commenti

Pubblicato da su 5 aprile 2012 in Marketing, News

 

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