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Analizziamo la comunicazione delle politiche 2013


Perché il paese-Italia si trova in questa situazione di stallo dopo le recenti elezioni?

I diversi partiti/coalizioni, i diversi leader e anche gli elettori (storici e non) hanno fatto delle scelte ed applicato delle strategie che affrontavano, ed affrontano, in modo molto diverso la reale situazione.

Tralasciamo volutamente l’analisi di chi ha vinto o perso, così come tralasciamo e mettiamo da parte le ideologie personali: cerchiamo di analizzare la situazione e la comunicazione effettuata dai vari soggetti per arrivare a questo stallo.

La situazione

Il paese e la popolazione arriva a quest’appuntamento elettorale palesemente sdegnato dalla politica e da molti politici per tutte le vicessidudini accorse; a questo si aggiunge una notevole crisi economica di livello mondiale che ha portato in fase recessiva il paese con tutte le conseguenze drammaticamente note.

Come hanno affrontato la campagna elettorale i partiti?

Con quale argomentazioni? E con quale comunicativa?

Il PD

La strategia, che si è rilevata scadente, è stata quella di dare tutto per scontato (la vittoria) senza ascoltare le necessità del popolo italiano che chiedeva rinnovamento della classe politica e soprattutto programmi concreti per venir fuori dalla crisi. A questo si è aggiunta la solita scelta errata che da anni si porta avanti ovvero nascondere i confronti sugli argomenti riempendo spazi attaccando il principale leader oppositore con argomenti personali.

La comunicazione è quindi stata molto inefficace: gli elettori convinti e storici del PD li avrebbero avuti sempre e comunque; gli scontenti invece, quelli che chiedevano “rottamazione” li hanno persi un po’ per strada. Ma soprattutto hanno perso l’occasione di convincere una buona fetta dell’elettorato moderato non proponendo nessun tipo di argomento reale ma solo concetti scontati: tutti sanno e sapevano concettualmente quali gli argomenti da toccare ma l’interesse era sapere come e cosa fare negli intenti. Questo è mancato e sommato alla mancanza di carisma e capacità comunicativa dei/del leader ha portato a questo risultato.

A questo và sommato anche l’azione spregiativa che molti militanti hanno portato avanti su vari canali (tanto online che offline) con il risultato di far riemergere l’orgoglio d’appartenenza nei soggetti vicini al PDL e il riattaccamento verso il leader costantemente insultato.

Il PDL

La strategia del PDL si è rivelata vincente grazie al leader che ha saputo canalizzare (e prendersi questa responsabilità) l’attenzione su se stesso. Consapevolmente e da grande comunicatore ha capito cosa il suo elettorato avrebbe voluto sentirsi dire; ha capito che non bisognava essere demagogici ma fornire idee e cercare di consolidarle con dei dati (che poi fossero situazioni effettivamente concrete e realizzabili non è in questa sede che andrà discusso!); ha saputo movimentare a suo favore i vari accanimenti contro la sua persona e influenzare in modo diretto la campagna elettorale dei vari leader facendo sempre per primo le mosse, costringendo gli altri a seguire.

L’elettorato PDL, come tradizione, ha saputo ascoltare e monitorare tutto quello che vi era intorno; buona parte degli indecisi ha mantenuto poi la propria “fede” non avendo ricevuto alternative concrete dalle altre fazioni e sono stati riaffezionati al leader grazie alle campagne degrinatorie messe in atto tanto dal sistema che da parte dell’elettorato opposto.

Movimento 5 Stelle

Il “nuovo” partito guidato da Grillo è stata semplicemente la conferma e non la novità.

Chi da attento osservatore della società abbia precluso le proprie ideologie a favore di analisi obiettiva si era già da tempo reso conto che ci sarebbe stato questo risultato.

Il programma pubblico del Movimento non è certamente entusiasmante ma realmente del programma se ne sempre parlato molto poco.

Grillo ha saputo “convogliare” l’attenzione e i voti di tutte le persone “arrabbiate e deluse” toccando corde vive e scoperte, non candendo in alcune trappole ma anzi trascinando dentro gli altri. Certo molti dei voti “per Grillo” sono di protesta e proprio questo dovrebbe far riflettere.

Adesso la scelta comunicativa attuata da Grillo rischia però di essere ad una svolta negativa, fortemente negativa: adesso che è finita la fase propagandistica, adesso che il “partito” è dentro le camere non ci si può più nascondere. Adesso gli elettori incazzati vogliono risultati, vogliono essere aggiornati e vogliono conoscere. Se la scelta resterà quella di farsi da parte per far decidere gli altri e poi poter dire “avete visto? Colpa loro!”, se la scelta sarà quella di non far apparire sui media e far rilasciare interviste ai parlamentari, limitandosi ad “informare” solo i seguaci allora il voto di protesta e di cambiamento donato da questa fetta d’Italia a Grillo si sgonfierà in pochissimo tempo.

Monti, UDC e FLI

L’ex premier tecnico ci ha provato ma aveva dalla sua troppe negatività dovute ai risultati immediati del suo governo ma anche e soprattutto la scelta di affiancarsi a vecchie politiche e vecchi personaggi politici non più graditi. Queste scelte hanno portato a un risultato sicuramente negativo. La comunicazione è stata scarsamente curata ma ancor di più è stata scarsamente curata la coordinazione. La scelta di mirare ad elettori centristi distaccati, di cercare di attrarre diverse fasce di elettori in modo approssimativo ha fatto il resto. Impossibile apparentarsi con la sinistra considerando l’alleanza con FLI; impossibile con il centro destra (tanto per FLI che per la campagna ad indirizzo unicamente degrinatoria verso Berlusconi portata avanti dall’UDC); a questo l’incostanza di scelte da parte di Monti.

A conti fatti quindi hanno “vinto” (parola grossa in questo caso) PDL e Grillo: non perché le loro proposte siano state coinvolgenti o perché dotati di enorme credibilità;

No, solo perché hanno messo in campo il saper comunicare, il saper dire alla gente quello che voleva sentirsi dire; facendo due scelte diverse: il PDL senza cadere nel trappolone della critica e degli insulti; Grillo colpendo invece i modo totalmente trasversale chiunque (anche i piccoli leader) e battendo più sull’insoddisfazione che sulla programmazione.

NOTA: non saranno pubblicati post politici e/o offensivi.

Qui si parla solo di comunicazione e marketing!

 
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Pubblicato da su 9 marzo 2013 in Direct Marketing, Marketing, Marketing Territoriale, News, Social Network

 

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Il Gioco al MASSACRO degli esercenti!


Tempo di crisi…tempo in cui tutte le realtà aziendali stringono i denti per ridurre le perdite ed alcune anche per scongiurare la chiusura.

Proprio in periodo di crisi gli esercenti dovrebbero agire con oculatezza nel fare scelte commerciali e strategiche mirate quanto meno a mantenere i fatturati standard ma anche ad aprire nuove occasioni che possano, se non subito, ampliare ed amplificare gli incassi finito il periodo buio.

Ma la realtà è diffusamente un’altra: la maggioranza degli esercenti (che spesso denotano di non essere imprenditori per vocazione!) non investe neanche le minime cifre ed energie in azioni migliorative, non attua politiche di fidelizzazione e comunicazione…ma cosa ancor più grave si lascia trascinare al Gioco del MASSACRO…ovvero ritiene che l’unica strada per “mantenere” mercato e fatturato (minimo) sia quella di abbattere i prezzi (spesso facendo promo su promo, sconti su sconti, ecc.)…e magari solo perché “gli altri lo fanno” o perché vedono fare questo alle grosse catene in franchising presso i grossi centri commerciali.

Tralasciamo le motivazioni delle catene in franchising nei centri commerciali…queste esulano da molte delle motivazioni “generiche” essendo inserite in contesti particolari ed essendo gestite in modo totalmente diverso da quanto potrebbero fare le semplici imprese piccole o medie che siano!

 

Gli esercenti “locali” dovrebbero ragionare in modo molto diverso e valutare ancor prima di “seguire” gli altri se quella strategia ha senso!

  • Ovvero: fare sconti su sconti….combattere il competitor con le sua stesse armi…a cosa potrebbe portare? Si avrà realmente un aumento di fatturato? E quanti “pezzi” bisognerebbe vendere affinché il fatturato sia mantenuto considerando il ribasso applicato?

E togliendo questo un’altra domanda dovrebbe essere: e questa operazione a quali conseguenze future mi porterà finita la crisi o se la crisi dovesse continuare?

…potrei continuare ancora a lungo!

Tante le domande che bisognerebbe porsi prima di “seguire” gli altri.

La storia insegna che esistono moltissimi casi che dimostrano come alcune aziende sono riuscite proprio nei periodi di crisi a crescere ed esplodere (in senso positivo) proprio per non aver seguito i competitor. Come?

Semplice…non modificando e non svendendo i loro prodotti ma facendo Comunicazione e Fidelizzazione.

  • Comunicando ai loro clienti ed ai potenziali tali che i loro prodotti hanno un vantaggio, un plus…fornendo spiegazioni dettagliate, pubblicizzando in modo corretto, investendo tempo e capitali in marketing e strumenti di comunicazione efficaci.
  • Fidelizzando la propria clientela con azioni specifiche, migliorando i propri spazi espositivi, facendo sentire i clienti “Parte Attiva” di una realtà.

 

In una parola

DIFFERENZIANDOSI!!!

 

L’unico segreto è questo: ogni realtà aziendale è unica ed insostituibile; possiede sempre una caratteristica che la differenzierà dalle altre ma sta all’esercente farla conoscere e darle il valore aggiunto.

E se non si ha l’obiettività o le competenze per farlo bisogna investire in consulenze e strumenti per fare emergere queste differenze…il fai-da-te porta al Gioco al MASSACRO…i professionisti ti aiutano ad emergere.

 

Tu sei “omologato” e segui a testa bassa

o vuoi fare la DIFFERENZA?

 

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Anche le traduzioni fanno “comunicazione”: dal pecorino al cuscinetto


Sicuramente vi sarà capitato, scorrendo ad esempio un manuale di istruzione, di incappare in qualche traduzione non propriamente aulica.
Il significato arriva ugualmente ma scappa un sorriso quasi canzonatorio.

Ormai la maggior parte delle aziende italiane hanno da decenni aperto i propri confini oltre quelli nazionali.
La globalizzazione è un dato di fatto, anzi, molti analisti indicano nell’internazionalizzazione l’unica ancora di salvezza dalla crisi.
Ecco che le nostre imprese hanno iniziato (da anni oramai) a riversarsi sui mercati esteri con strategie più o meno studiate, con reti commerciali più o meno strutturate.

A un certo punto, però, ci si rende conto che serve anche la comunicazione.
Non solo la campagna pubblicitaria o la fiera ma anche tutta la documentazione, da quella commerciale a quella tecnica.
Ci si imbatte così nel problema delle traduzioni.
A chi farle fare? Al madrelingua o al commerciale che da anni bazzica i mercati esteri?
Il madrelingua sicuramente offre una traduzione più in linea con la lingua corrente ma forse non conosce pienamente i termini tecnici tipici del proprio prodotto.
Il commerciale probabilmente conosce meglio il prodotto della lingua.

Capita così a volte di incappare in qualche incidente di percorso.

L’ultimo, e più eclatante dato il soggetto, ha visto come protagonista il Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca Scientifica.
Sul sito è stato pubblicato un bando internazionale di ricerca dal titolo: “Dalla pecora al pecorino tracciabilità e rintracciabilità di filiera nel settore lattiero caseario toscano“.
Fin qua niente di strano. La sorpresa si trova nella traduzione del bando in inglese dove “pecorino” è stato tradotto con “doggy style”.
Dal formaggio al kamasutra.
Quando ci si affida a occhi chiusi al traduttore di Google, questi possono essere i risultati.

Un altro esempio simpatico lo abbiamo trovato nel settore meccanico dove il termine tecnico (ma non troppo) “cuscinetto”, inteso come cuscinetto a sfera, è stato tradotto con “little pillow”.
Dai bulloni al letto il passaggio non è poi così breve.

Un’altra situazione simile la abbiamo scovata nel settore “elettrico”.
La pagina pubblicitaria in italiano parlava di black out. Cosa abbastanza scontata visto il settore.
Peccato che la stessa headline fosse stata mantenuta anche per il lancio negli USA.
I black out italiani diventavano così una frase decisamente razzista oltreoceano.

La cosa più ricorrente è però uno stile di traduzione un po’ troppo “italico” ovvero la frase viene costruita con la stessa struttura del periodo in italiano.
Dal punto di vista letterale la traduzione può essere anche reputata corretta peccato però che il nostro destinatario non parlerebbe mai così.
Ecco che ci si imbatte in frasi di 3/4 righe per spiegare un concetto che un madrelingua molto probabilmente sintetizzerebbe in modo naturale con 3/4 parole.

Ebbene si anche la traduzione vuole la sua parte.
I testi sono importanti.
Lo sono in italiano e lo sono anche nelle lingue.
Anche la traduzione influisce sulla percezione generale che il cliente ha della nostra azienda.
Anche la traduzione influisce sulla qualità del prodotto.

Fonte : Sintesicomunicazione.wordpress.com

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1 Commento

Pubblicato da su 21 febbraio 2012 in Marketing, News

 

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Ma il Marketing serve? Esperienze……


Con questo articolo voglio porre l’attenzione su un punto : Ma oggi il Marketing serve?

 

Tutti noi, sia che uomini o donne del Marketing, sia venditori, sia esercenti di qualsiasi genere ma anche tutti noi semplici uomini che ci piaccia o no, consapevolmente o no, viviamo e siamo Marketing…

Ma paradossalmente per scuse banali o per ignoranza cronica sempre troppo spesso mi sento dire, o palesemente mi viene dimostrato con gli atteggiamenti, “ Ma perché? Che senso ha il Marketing? Non serve a nulla! Non possiamo permettercelo!” …e via così.

Tutte queste persone, e la cosa più grave è che molte che seguono questi ragionamenti occupano posizioni di rilievo decisionale anche in S.p.A., non si rendono conto che anche quando vivono la loro vita privata fanno Marketing…ogni nostra scelta, ogni nostro comportamento, ogni nostro atteggiamento è Marketing.

Se decidiamo di curare o meno il nostro aspetto, le nostre capacità relazionali, la nostra cultura, il nostro io…facciamo scelte di Marketing…che come ogni azione può portare a risultati fenomenali o disastrosi.

Per la mia tipologia di lavoro mi trovo quotidianamente a contatto con le più svariate realtà : dai piccoli commercianti con un punto vendita minimalista e locale ai manager di grosse multinazionali con diramazioni in tutto il mondo, dai piccoli consiglieri comunali a politici di carattere nazionale : …a volte è sconcertante come ai livelli più alti vi sia ignoranza e mancanza di coscienza sulle tematiche legate al Marketing ed alla Comunicazione…ma di contro è bellissimo quando incontri un esercente di una piccola realtà locale che invece ha voglia di crescere, approfondire le sue conoscenze, far crescere la sua impresa con un senso logico e con strategie e strumenti mirati.

Se vogliamo che una nostra idea, un nostro servizio, un nostro prodotto, noi stessi, ecc. abbia successo la prima cosa che dobbiamo imparare è “Venderci in prima persona”…attenzione “venderci” non “svenderci”…

Avete mai valutato con obiettività il vostro biglietto da visita? Il vostro abbigliamento quotidiano? La cura che mettete nelle comunicazioni quotidiane sia in ambito lavorativo che privato?

Oltre a quello aziendale bisogna curare un Packaging personale…( ovvero Marketing)

Ricordate che TUTTO COMUNICA E TUTTO E’ MARKETING.

 

Mi piacerebbe ricevere i vostri commenti ma anche le vostre esperienze sulla conoscenza e la consapevolezza di quel ch’è il mondo del Marketing e della Comunicazione nelle quali vi siete imbattuti : quali le situazioni più belle o più assurde nelle quali vi siete trovati lavorando, proponendo i vostri lavori, le vostre strategie, le vostre idee!

 
5 commenti

Pubblicato da su 5 febbraio 2012 in Direct Marketing, Marketing, News

 

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LA COMUNICAZIONE NON VERBALE E’ LA COMUNICAZIONE PIU’ EFFICACE – IL NOSTRO ASPETTO E’ COMUNICAZIONE NON VERBALE | LinkedIn


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Pubblicato da su 2 novembre 2011 in News

 

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