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Fare Marketing non significa fare promozioni!


Qualsiasi azienda a prescindere dalle dimensioni e dall’ambito operativo (vale anche per il no profit e per gli enti pubblici) per ottimizzare i propri risultati e raggiungere i propri obiettivi ha necessità di fare Marketing.

Ma questo non significa fare promozioni ed offerte, o meglio non solo!

Le basi che si dovrebbero attuare sono quelle che permettono di stilare un Piano Marketing Strategico, sinteticamente corredato di

–         Analisi di mercato

–         Analisi dell’azienda

–         Strategie a breve-medio-lungo termine

–         Pianificazione operativa

 

Marketing

Ora, per il momento, sorvoliamo sui tecnicismi ma, genericamente, possiamo sintetizzare come

ANALISI DI MERCATO

Ogni realtà opera su uno o più mercati di riferimento. Siano essi settori/segmenti di merci/servizi, mercati geolocalizzati o internazionali, ecc.

La conoscenza del mercato su cui si opera è fondamentale; conoscerne il trend, conoscere i propri competitors diretti, capire quali sono gli spazi utili, capire quali sono i margini previsionali di crescita e sviluppo, le minacce e le opportunità, ecc.

Tutto questo è possibile realizzarlo tramite vari metodi di raccolta dati ed analizzarli tramite semplici ( o anche molto articolate) matrici funzionali.

ANALISI DELL’AZIENDA

Dobbiamo conoscere il mercato ma dobbiamo ancor di più conoscere l’azienda.

Avere ben chiara la mission, gli obiettivi, le forze e le debolezze dei servizi/prodotti, le caratteristiche interne, ecc.ecc. permette di poter inserire l’azienda e gli obiettivi all’interno del mercato di riferimento, posizionarla, valutare il potenziale della stessa, valutarla in rapporto con i competitors, ecc.ecc.

STRATEGIE

Dai dati derivati dalle analisi è possibile strutturare le dovute strategie (da non confondere con le tattiche). Le strategie indicheranno le strade per raggiungere gli obiettivi aziendali nel breve-medio e lungo periodo (normalmente, nelle aziende già strutturate e consolidate sul mercato la pianificazione si svolge su un arco temporale di 5 anni).

PIANIFICAZIONE OPERATIVA

Dal realizzo del Piano Strategico sarà possibile strutturare il Piano Operativo, ovvero la pianificazione ed il realizzo “fisico” di tutte le attività operative, dell’uso degli strumenti, ecc. che consentiranno realmente di raggiungere i risultati aziendali pianificati e programmati.

In questa fase operativa si realizzano le campagne promozionali e pubblicitarie: farle senza una precedente pianificazione significa “sparare ne mucchio ed incrociare le dita”.

Sembra tanto, tantissimo… ed in effetti lo è.

Molte di queste attività potrebbero comunque essere realizzate con un po’ di applicazione (molta) studio ed umiltà anche dalle piccole e medie imprese.

Ma se non si ha tempo, voglia, conoscenza è preferibile affidarle ad agenzie e/o professionisti capaci di realizzarle. I costi variano moltissimo, a seconda dell’azienda da “monitorare”, ma mai soldi saranno stati meglio investiti!

E voi?

Fate Marketing o fate Promozioni (e basta)?

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Pubblicato da su 3 febbraio 2014 in Direct Marketing, Fidelity Card, Marketing, Marketing Territoriale, Marketing Virale, News, sms marketing, Social Network, Startup

 

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Il Gioco al MASSACRO degli esercenti!


Tempo di crisi…tempo in cui tutte le realtà aziendali stringono i denti per ridurre le perdite ed alcune anche per scongiurare la chiusura.

Proprio in periodo di crisi gli esercenti dovrebbero agire con oculatezza nel fare scelte commerciali e strategiche mirate quanto meno a mantenere i fatturati standard ma anche ad aprire nuove occasioni che possano, se non subito, ampliare ed amplificare gli incassi finito il periodo buio.

Ma la realtà è diffusamente un’altra: la maggioranza degli esercenti (che spesso denotano di non essere imprenditori per vocazione!) non investe neanche le minime cifre ed energie in azioni migliorative, non attua politiche di fidelizzazione e comunicazione…ma cosa ancor più grave si lascia trascinare al Gioco del MASSACRO…ovvero ritiene che l’unica strada per “mantenere” mercato e fatturato (minimo) sia quella di abbattere i prezzi (spesso facendo promo su promo, sconti su sconti, ecc.)…e magari solo perché “gli altri lo fanno” o perché vedono fare questo alle grosse catene in franchising presso i grossi centri commerciali.

Tralasciamo le motivazioni delle catene in franchising nei centri commerciali…queste esulano da molte delle motivazioni “generiche” essendo inserite in contesti particolari ed essendo gestite in modo totalmente diverso da quanto potrebbero fare le semplici imprese piccole o medie che siano!

 

Gli esercenti “locali” dovrebbero ragionare in modo molto diverso e valutare ancor prima di “seguire” gli altri se quella strategia ha senso!

  • Ovvero: fare sconti su sconti….combattere il competitor con le sua stesse armi…a cosa potrebbe portare? Si avrà realmente un aumento di fatturato? E quanti “pezzi” bisognerebbe vendere affinché il fatturato sia mantenuto considerando il ribasso applicato?

E togliendo questo un’altra domanda dovrebbe essere: e questa operazione a quali conseguenze future mi porterà finita la crisi o se la crisi dovesse continuare?

…potrei continuare ancora a lungo!

Tante le domande che bisognerebbe porsi prima di “seguire” gli altri.

La storia insegna che esistono moltissimi casi che dimostrano come alcune aziende sono riuscite proprio nei periodi di crisi a crescere ed esplodere (in senso positivo) proprio per non aver seguito i competitor. Come?

Semplice…non modificando e non svendendo i loro prodotti ma facendo Comunicazione e Fidelizzazione.

  • Comunicando ai loro clienti ed ai potenziali tali che i loro prodotti hanno un vantaggio, un plus…fornendo spiegazioni dettagliate, pubblicizzando in modo corretto, investendo tempo e capitali in marketing e strumenti di comunicazione efficaci.
  • Fidelizzando la propria clientela con azioni specifiche, migliorando i propri spazi espositivi, facendo sentire i clienti “Parte Attiva” di una realtà.

 

In una parola

DIFFERENZIANDOSI!!!

 

L’unico segreto è questo: ogni realtà aziendale è unica ed insostituibile; possiede sempre una caratteristica che la differenzierà dalle altre ma sta all’esercente farla conoscere e darle il valore aggiunto.

E se non si ha l’obiettività o le competenze per farlo bisogna investire in consulenze e strumenti per fare emergere queste differenze…il fai-da-te porta al Gioco al MASSACRO…i professionisti ti aiutano ad emergere.

 

Tu sei “omologato” e segui a testa bassa

o vuoi fare la DIFFERENZA?

 

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Come analizzare la concorrenza sul web


Fonte : bix.it

L’analisi della concorrenza permette di conoscere i principali competitor e le attività che essi svolgono on- line. Nel caso del web la tua attenzione sarà rivolta in particolare ai siti dei tuoi concorrenti che occupano buone posizioni sui motori di ricerca.

L’attività che va svolta principalmente nell’analisi della concorrenza è quella di raccogliere informazioni sulle iniziative pubblicitarie, commerciali e di visibilità fatte in rete circa la tua area di interesse.

Analisi concorrenza webUn’attenta analisi della concorrenza, va sempre fatta. L’analisi ti permetterà di raccogliere informazioni fondamentali per la pianificazione delle tue strategie di visibilità e posizionamento.

Praticamente devi focalizzare le tue attenzioni su questi 5 aspetti principali:

Parole chiave

La prima cosa che devi fare è trovare le tue parole chiave. Non pensare che sia facile, il tuo modo di pensare potrebbe non corrispondere a quello dei tuoi possibili visitatori.

Intervista i tuoi clienti e chiedi loro cosa cercano su internet, fai un brainstorming e espandi la tua idea di parola chiave. Quando avrai prodotto uno zoccolo duro di una decina di parole sarai pronto a verificarle on-line.

Ci sono strumenti che permettono una verifica immediata sui volumi di ricerca e che possono darti anche importanti suggerimenti su nuove keywords. Lo “Strumento per le parole chiave” di Google e le “Statistiche di ricerca” ti danno un idea precisa di cosa e quanto viene cercato online.

Identificazione dei competitor

A partire dalle parole chiave che hai pensato, puoi andare a scovare i tuoi competitor su internet. I più “pericolosi” si saranno sicuramente posizionati sui motori di ricerca, in linea di massima dovresti preoccuparti solo delle prime tre pagine.

Vedrai che, con molta probabilità non tutti i risultati restituiti dalla SERP corrispondono ai tuoi concorrenti. Per migliorare la qualità della tua ricerca prova ad effettuare la ricerca tra “virgolette”, o limitandola alla sola lingua Italiana.

Nel lungo periodo devi utilizzare “Google Alerts, ricevi un’eMail ogni volta che compare una news, un articolo su un sito o una discussione che tratta le tue keywords.

Analisi dettagliata dei siti

Comincia con il visitare il sito dei competitor che ti ha restituito la SERP, e comincia a prendere nota di alcuni aspetti rilevanti:

Pagerank. Perde sempre più significato per Google e da solo non rappresenta un indice di qualità, ma sicuramente indica la popolarità del concorrente in rete. Forse non è molto significativo per il mercato Italiano ma io darei un’occhiata anche ad Alexa Rank.

Pagine indicizzate. Capire qual’è il numero di pagine che i motori di ricerca hanno indicizzato “site:www.sitodaverificare.it“. La sintassi è uguale sia per Google, che per Yahoo! e Bing.

Link. Recuperare il numero di link sia in entrata che in uscita “link:www.sitodaverificare.it“, come per le pagine indicizzate la sintassi vale per i tre principali motori. Un tool interessante è Free Backlink Checker

Whois. Recupera tutte le informazioni sulla proprietà del sito, compreso da quanto tempo esiste il dominio, che è un fattore da non sottovalutare

Verifica delle strategie adottate dai competitor

Tecniche di posizionamento interne. Valuta con che Titolo il tuoi concorrenti presentano la loro Home Page, con quale description e con quali keywords verificando i MetaTag.

Se sei in grado verifica anche se e dove ha usato i tag H1e H2, quali sono gli attributi Alt delle immagini e se esistono eventuali commenti contenenti parole chiave.

Tecniche di posizionamento esterne. Tra le tecniche di posizionamento così dette “esterne”, devi andare a verificare se il sito è stato segnalato alle web directory, se ha fatto campagne di article marketing e comunicati stampa.

Per le Directory puoi far riferimento alle principali DMOZ, supereva, il trovatore, ecc.. sono comunque sufficenti una 10/15ina. Tra i siti di article marketing verifica articolista, fastpopularity, articlemarketingitaliano e per i comunicati stampa Strillovolante, Comunicati-Stampa.

Advertising. La popolarità del sito può anche venire da campagne pubblicitarie, verifica se i tuoi concorrenti utilizzano advertising Pay per Click, programmi di affiliazione o campagne banner.

Analisi delle tue aree di forza rispetto ai competitor.

A questo punto dovresti avere un quadro abbastanza completo della situazione e puoi cominciare a valutare se nel tuo progetto esistono dei punti di forza e se delle criticità emergono dal progetto del competitor.

Non ti resta che analizzare ed implementare una strategia di posizionamento adeguata, scegliendo definitivamente le keywords, le tecniche di posizionamento, le campagne advertising.

 
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Pubblicato da su 22 maggio 2012 in Marketing, News, Social Network, Startup

 

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Infografica sul Mobile Marketing


Fonte : Tiragraffi.it

Interessante Infografica sul mercato ed utilizzo di cellulari e smartphone. Descrive l’utilizzo di sms, connessioni online, qr-code, foto, acquisti e quant’altro suddividendo anche per età e per sesso.

 

 
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Pubblicato da su 21 maggio 2012 in Direct Marketing, Marketing, News, QR-Code, sms marketing, Startup

 

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Filo diretto con il cliente: l’uso del Direct Marketing in Italia


Link Originale : http://www.eccellere.com/Rubriche/Marketing/directmarketing.htm

 

Filo diretto con il cliente: l’uso del Direct Marketing in Italia

Cresce in Italia il Direct Marketing. Le imprese mirano a personalizzare sempre più il rapporto con i propri clienti e a differenziare l’offerta e la comunicazione per segmenti di clientela.

di Rosvanna Lattarulo

Le imprese italiane ricorrono sempre più spesso al Direct Marketing che, pur restando ancora indietro rispetto ai Paesi anglosassoni, diventa nel nostro Paese una leva di marketing fondamentale.
Tra il 2004 e 2005, il Direct Marketing è cresciuto del 5%, pari a circa 5 milioni di euro.

Un trend positivo confermato anche da una recente ricerca condotta da Astra Ricerche, secondo cui la partecipazione attiva a iniziative di marketing diretto ha visto coinvolti nel 2006 circa 21 milioni di italiani.

Gli strumenti di Direct Marketing più utilizzati in Italia sono:

  • direct mail: invio ad un target preciso di materiale pubblicitario o promozionale specificatamente indirizzato e personalizzato, a mezzo posta, fax, email, sms, etc.
  • e-mail marketing: è una forma di comunicazione che viaggia su internet nella forma di email o di newsletter con obiettivi promozionali ed informativi
  • direct response: inserimento di un coupon o un numero telefonico in ogni annuncio. E’ uno strumento che consente di misurare il numero di risposte. In Italia si vede poco perché i creativi si lamentano che sporca la loro bella pagina. E’ l’unico sistema per misurare l’effettivo valore di una pagina o di uno spot rispetto ad un altro.
  • telemarketing è una tecnica di marketing realizzata mediante telefono; si basa su un colloquio telefonico, svolto su liste di nominativi, finalizzato ad avere risposte precise in merito a una proposta di un’azienda (outbound) e sulla raccolta sistematica di informazioni (inbound).
  • messaggi diretti multimediali (SMS, tv interattiva, ecc.): forma di direct marketing piuttosto recente che sfrutta i nuovi media per comunicazioni di tipo promozionale e commerciale.

Il Direct marketing sta mutando profondamente le relazioni tra produttori e consumatori. Le imprese, grazie a questi nuovi strumenti, possono instaurare con le singole persone rapporti più diretti, possono chiamarle per nome, informarle preventivamente su prodotti di interesse, metterle al corrente di offerte, ecc.

Il successo di questi nuovi modelli di comunicazione sta proprio nella conoscenza e nell’analisi del proprio target di riferimento, nell’attenta segmentazione dei clienti potenziali che consente di raggiungere buoni riscontri in termini di acquisizione di nuovi clienti nuovi o di fidelizzazione dei vecchi clienti, di aumento del numero di persone che visitano un punto vendita o delle vendite sia dirette che via web.

Obiettivi decisamente interessanti che un’impresa può raggiungere con un impegno modesto dal punto di vista degli investimenti: le risorse necessarie per condurre una buona azione di Direct Marketing sono di gran lunga inferiori rispetto ai media tradizionali. Una differenza che rende le leve di marketing diretto ideali per le piccole imprese che vogliono sviluppare campagne di contatto con i clienti, ma non dispongono delle risorse necessarie per investire su televisione e stampa. Inoltre, diversamente dai media tradizionali, il direct Marketing consente di monitorare e, soprattutto, quantificare i risultati di una campagna. Si tratta di un indubbio punto di forza e di differenziazione rispetto ai media generalisti che non consentono di valutare l’efficacia di una campagna e di valutare gli effettivi ritorni sugli investimenti compiuti.

Obiettivi che, è bene precisarlo, non possono essere raggiunti sviluppando azioni spot ed isolate, ma devono essere perseguiti nel tempo, mediante di azioni continuative e opportunamente pianificate, tra cui:

  • costruzione e normalizzazione del database : finalizzata alla individuazione di tutti i contatti da attivare;
  • realizzazione del processo di Direct Marketing: fissando e presidiando tutti gli strumenti individuati (email, fax, telefono, invio postale, sms, mms, ecc.), valutando i contenuti della campagna e monitorando costantemente i tempi;
  • analisi dei risultati: il processo deve concludersi con un report finale sintetico sulla redemption raggiunta. Più numeri si raccolgono in questa fase più le valutazioni potranno essere precise e puntuali;
  • proposizione su prossimi passi: il direct marketing non si esaurisce con la redazione del report quantitativo. Trattandosi di un processo continuo, la conclusione non può che essere propositiva, volta ad individuare nuove azioni da realizzare in area marketing (non necessariamente di direct marketing se la redemption è stata particolarmente bassa).

Per massimizzare la redemption delle azioni di Direct Marketing, si è osservato che è necessario dare continuità alle azioni sviluppate: le azioni non devono mai essere “singole” ma continuative (anche una ogni trimestre) e differenziate nelle modalità (email, lettera, telefonata, invito per un evento, auguri, questionari, ecc.).
Inoltre, bisogna prevedere aggiornamenti del Database: si può valorizzare un investimento in database, solo se questo viene sottoposto ad aggiornamenti periodici (almeno una volta ogni semestre).
Non ultimo, è fondamentale individuare strumenti di supporto: il Direct Marketing è solo uno degli strumenti di un piano di comunicazione che va accompagnato con una serie di azioni congiunte di comunicazione (pagine pubblicitarie o redazionali su riviste di settore, numero verde, presenza in fiere di settore, Materiali P.o.p.).

 
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Pubblicato da su 5 febbraio 2012 in Direct Marketing, News

 

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